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Aprile
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Nel cuore della Riserva Marina Isole Tremiti non si entra se non con un permesso speciale non concesso quasi mai. A ridosso dellβisolotto di Pianosa giace una nave battente bandiera cipriota. Γ il mercantile π£ππ‘ππ¬ππ’π§π (nella foto) che venne volontariamente affondato in questo paradiso terrestre lβ11 marzo 1986.
Grazie ai registri dei Lloydβs di Londra abbiamo ricostruito i suoi movimenti: “il 2 febbraio la Panayiota parte da La Spezia diretta verso la costa africana. Il 5 marzo, dopo che aveva giΓ cambiato identitΓ facendosi chiamare prima Nounak e poi Vosso), salpa da Alessandria dβEgitto diretta a Sitia, in Grecia. Sei giorni piΓΉ tardi si materializza al largo del Gargano: Β«Intorno alle 23.15 la nave ha urtato con la prua sugli scogli dellβisola di PianosaΒ». E’ quanto scritto in un rapporto recuperato presso la Capitaneria di Porto di Manfredonia. Il faro dellβisola Γ¨ acceso. La visibilitΓ quella notte Γ¨ ottima, di oltre due miglia sul mare forza 3 col vento che spira da sud.
Il mercantile procede a una velocitΓ di 8 nodi e mezzo sulla rotta 303: radiogoniometro, scandaglio ultrasonoro, pilota automatico, bussole magnetiche e registratore di rotta funzionano. Il capitano Mikail Divaris non lancia lβSos. Poco dopo lβincidente alla Panayiota-Vosso si affianca la motonave El Greco che raccoglie gli 8 uomini dβequipaggio: 4 egiziani, 2 greci, un cileno e un tunisino. Β«Allβatto del sinistro, il Divaris non effettua i rilevamenti geofisici, non controlla la condizione del carico e lβentitΓ dei danni subiti dalla nave; non tenta neppure di disincagliarlaΒ», rileva il rapporto della Capitaneria di Porto di Manfredonia.
Il 12 marzo giunge a Pianosa la motovedetta Cp 2012. Lβarmatore greco Emanuel Tamiolakis, titolare a Limassol della Navigation Limited, si rifiuta di recuperare la carretta. La situazione precipita, tantβΓ¨ che Giuseppe Ciulli, comandante della Capitaneria, si rivolge allβIspettorato centrale per la difesa del mare: Β«Organi sanitari nazionali hanno dichiarato sussistere imminente pericolo inquinamento Β». Ma nonostante ciΓ² lo Stato italiano non interviene. Il 12 agosto Fernando Mengoni, medico dellβallora Usl Foggia 4 approda a Pianosa e denuncia: Β«La stiva della nave risulta aperta: la parte del carico visibile allβispezione risulta essere formata da una fanghiglia fortemente maleodorante di color nocciola, con vaste zone schiumose ed in evidente stato di fermentazione e putrefazioneΒ». Il 14 ottobre il direttore generale del ministero della Marina Mercantile si accorge del disastro: Β«Permane nella zona una situazione che puΓ² rivelarsi compromissoria per lβambiente e per il paesaggio Β», ma non muove un dito. Lβordinanza di sgombero (la 21/86), emanata dal Comune delle Isole Tremiti cade nel vuoto. Epilogo: lβincidente con tutta probabilitΓ Γ¨ stato provocato per intascare il premio assicurativo stipulato con lβOcean Marine Club di Londra.
